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Ho letto Icarus di Giovanna Repetto. Ne parlo solo adesso, l’ho letto più di un mese fa, perché mi ha messo in difficoltà. Che giudizio darne? Io riesco meglio nelle stroncature, quelle mi vengono di getto. Se un libro mi delude, dico, mi ha fatto perdere tempo e devo quindi mettere su carta il veleno. Ma questo romanzo non mi ha deluso, assolutamente, è un testo avvincente ma allo stesso tempo anche respingente. È stato emotivamente impegnativo da leggere. Difficile anche solo dire di cosa parla senza per lo meno spoilerare un po’ la trama. C’è questa giovane donna che senza tante spiegazioni si trova catapultata in una sperduta baita in montagna, verso Cortina D’Ampezzo, in Ladinia. Siamo nel futuro, apparentemente, perché si fa cenno a congegni futuribili, a robot baby sitter, olografi, chip inseriti nei lobi, ma l’ambientazione potrebbe essere oggi o decenni nel passato. Silvia è una psicologa, ha 26 anni e nemmeno è arrivata che incontra il suo paziente che così descrive:

“Sta rannicchiato con le ginocchia alzate e strette contro il petto. I capelli arruffati, la fissità degli occhi, il volto accigliato, le membra storpiate da un’indefinibile disarmonia formano un insieme inquietante che mi impedisce di attribuire un’età e una collocazione alla persona che ho davanti”

Siamo a pagina 2 del libro e siamo già in pieno Cime tempestose, un cupo gotico dal sapore vittoriano. Presto si verrà a sapere di questo essere, un ragazzo (Riki), per metà uccello, un ibrido mostruoso che la spaesata ma risoluta psicologa (poco più che una studentessa) dovrà “contenere” in lunghe giornate immerse nel silenzio di una pesante nevicata. Un romanzo claustrofobico; il Ragazzo, vive in uno stanzone dalle finestre sbarrate, nella semioscurità, anche per via della luce che gli ferisce gli occhi, è aggressivo, spaventato, respinge i primi tentativi di avvicinamento. Andrà peggio quando, più avanti, sarà lui a tentare di avvicinarsi e ferirà con i suoi spaventosi artigli chi vorrebbe abbracciare. Anche la situazione della Psicologa non è migliore. Isolata, senza possibilità di fuggire e con l’ombra di difficolta giuridiche poco chiare e una situazione finanziaria precaria.

Molte cose non tornano nella storia. Cosa è successo al Ragazzo, da dove viene, perché è legato a una catena e a nessuno sembra importare? La psicologa tenta, un po’ a rilento, di reagire, ma si trova isolata, non può comunicare, non può uscire, il gatto delle nevi che l’ha portata dove è ora è inspiegabilmente guasto, la nevicata è eccezionale. La sua indignazione comunque pare fin da subito non troppo sincera, riluttante. C’è una padrona di casa molto inquietante, dispotica, un aiutante finto muto. Mi sembrava, a un certo punto, uno di quei romanzi carcerari dove si passa la metà del tempo a spiegare come sia impossibile fuggire, e temevo che tutto si risolvesse, come il più delle volte, con un banale intervento esterno, un deus ex machina tanto per uscirne fuori. Invece no, Repetto riesce a spiegare ogni cosa con coerenza, anche se forse a volte mi è venuta una impressione di non richiesto, una ricerca di realismo non sempre convincente. Meglio, secondo me, in certe situazioni letterarie usare la tecnica del non spiegato, come nei romanzi di Saramago (o il solito Kafka) in cui non si conosce mai in che tempo e che in che luogo ci si trova e come si è finiti in una determinata situazione.

Alla fine comunque il mistero è svelato, e tutto quadra. Non dico come per non rovinare la sorpresa. Finito il libro, dicevo, sono rimasto pensieroso. Quello che ho detto finora non ne fa un grande romanzo e una parte di me, in effetti, era perplessa, insoddisfatta. Ma allora dove stava il fascino di questo testo? Perché non riuscivo a non pensarci, a dargli una classificazione chiara, un voto e chiudere la pratica? Mi mancava la chiave di lettura. Avevo promesso all’autrice una recensione, ma per molti giorni non avrei saputo onestamente che cosa dirle. Poi, come sempre, le tenebre furono diradate dalla luce di un’idea. Il ragazzo uccello è metafora dell’adolescente problematico, che ha subito un trauma molto forte, che non solo non è stato amato, ma neppure accettato e che anzi si trova in una determinata situazione non per sua colpa. Un adolescente che viene da una situazione familiare torbida, incresciosa, disfunzionale e anzi di più, violenta oltre ogni dire. E questo romanzo è la storia di un recupero, della rottura dei vincoli che ci tengono legati a una situazione orribile, alla sconfitta dei demoni meschini che ci impediscono di essere quello che siamo. Compresa questa chiave di lettura, il romanzo prende il volo perché si capisce essere una discesa agli inferi di una famiglia problematica, l’abisso atavico di vincoli sclerotizzati, costruiti per il solito motivo che da secoli muove il mondo: “Salvare le apparenze!” a discapito di qualsiasi idea di verità e giustizia.

A questo scenario così drammatico, all’impossibilità di un lieto fine, l’autrice fornisce l’unica soluzione possibile, la presa di coscienza della vittima e la trasformazione dei suoi limiti in un punto di forza. E in maniera non scontata; non è la giovane psicologa che “cura” il ragazzo, ma è lui stesso che alla fine si libera anche di lei che, per affetto indubbiamente, rischiava di ripetere lo schema coercitivo da cui il ragazzo era appena sfuggito.

La Psicologa infatti nasce imperfetta; non è lei l’eroe, è anzi l’alleato, ma è umana, non ha doti magiche, è fallibile e difatti sbaglierà diverse cose, ma la sua volontà è limpida, potendo scappare, potendo chiamare aiuto, potendo lavarsene le mani di tutto, decide di restare al fianco di chi sente aver bisogno. Alla fine sarà il suo non tradimento a salvare il Ragazzo, che è della storia l’indiscutibile eroe.

Giovanna Repetto a Roma nel 2014 con Orsola Fortunati.

Credetemi, non vi posso dire di più perché svelerei troppo, ma Icarus è un vero romanzo, un romanzo di formazione e di trasformazione. Solo ora ho capito perché ho lasciato passare tanto tempo prima di recensirlo: il suo messaggio è duro, ma benefico, e vuole nel lettore la medesima crescita. Merita attenzione non solo perché in Italia di romanzi così ne abbiamo davvero bisogno, ma perché mostra la vitalità che ancora oggi può avere la forma romanzo quando trova un vero scrittore, o come in questo caso, una vera scrittrice.

Il libro Icarus, di Giovanna Repetto, è distribuito da Watson Edizioni.