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Le opere di letteratura distopiche possono dar corpo (carta) ad una ipotetica società del futuro in cui si scorgono facilmente caratteristiche della situazione presente spesso degenerate, oppure far riferimento a fatti accaduti e persone esistenti immaginandone risvolti o mosse non ancora rivelate, o descrivere dichiaratamente l’evoluzione futura di una situazione politica attuale.
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Invece l’esempio classico di romanzo di fantapolitica ambientato in un mondo immaginario, di chiaro significato allegorico finalizzato alla stigmatizzazione satirica e moraleggiante di vizi e difetti ampiamente diffusi nella società, è “I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift, del 1726, parodia della narrativa avventurosa di viaggio, di moda all’epoca, ma anche opera in cui il mascheramento fantasioso dell’intento satirico tradisce però, agli occhi dei lettori adulti (inizialmente il romanzo era considerato di letteratura per ragazzi) un deciso pessimismo circa le possibilità di miglioramento degli esseri umani. È fantapolitica satirica ed apocalittica (per il finale) “Il dottor Stranamore”, (1964) del sommo maestro d’arte cinematografica Stanley Kubrick, liberamente tratto dal romanzo “Red Alert (1958) di Peter George, che mostra come un’umanità isterica anche e soprattutto nei suoi più alti rappresentanti scivoli inesorabilmente verso una fatale Terza Guerra Mondiale.
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Se invece le vicende si svolgono in un passato rivisitato, modificato, alla luce di eventi precedentemente non rivelati, si dà la fantastoria di un romanzo del compianto Umberto Eco come “Il cimitero di Praga” (2010), che cuce e rielabora eventi e personaggi reali della storia del Risorgimento attraverso la figura del protagonista, presentato dall’autore come attore (nel senso di agente) di primo piano nella maggior parte dei complotti del secolo; mentre, se si costruisce uno scenario mondiale diverso, conseguente ad un punto di svolta nella Storia verificatosi in modo diverso da quanto in realtà comunemente tramandato, si parla di ucronìa, ovvero di un passato alternativo, come in “La svastica sul Sole” di Philip K. Dick, del 1962, o “Il complotto contro l’America” di Philip Roth, del 2004,
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o l’italianissimo “Nero italiano” di Giampietro Stocco, del 2003, in cui si narra come l’Italia, non essendo entrata in guerra nel 1940 (sì, magari), vede il regime fascista perpetuarsi intatto fino al 1975, e il romano “Il canto oscuro” (2012) di Alessio Brugnoli, giallo ucronico un po’ steampunk ambientato nella Roma papalina, sopravvissuta nel tempo a causa della mancata realizzazione dell’unità d’Italia.

Naturalmente, ogni leader capace di schiacciare un popolo e trascinarlo alla rovina non può che essere senz’altro fatto oggetto di culto della personalità, magari costruito ad arte o sicuramente alimentato dalla propaganda. Quando invece il grande uomo o l’uomo forte dispone effettivamente di qualità da leader, si parla di carisma, un tipo di autorità personale (le altre sono quella “tradizionale” e quella “razionale-legale”) individuata da Max Weber (altro sociologo di primaria importanza, insieme a Durkheim) che, rispettando il criterio della avalutatività da lui teorizzato in ottica metodologica ma ispiratogli forse in parte dalla sua estrazione borghese, chiarì che il capo carismatico non è necessariamente una figura positiva, ma che tuttavia, anche se la sua qualità non dipende dall’opinione della folla nei suoi confronti, quel suo carisma rischia di svanire se è “abbandonato da Dio” o se “la sua guida non offre prosperità ai suoi dominati”.

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Max Weber (1864 – 1920)

Lo psicologo australiano Len Oakes, dopo sue rilevazioni su soggetti carismatici, sostiene, in più, che i leader carismatici mostrano tratti di narcisismo ed anche una grande energia ed un’intima chiarezza interiore, non limitata dalle ansie e dai sensi di colpa che affliggono le persone normali.

Studi psico-sociologici, per la prima volta di tipo empirico, su un tema strettamente connesso al precedente sono stati condotti da Theodor W. Adorno, che in “La personalità autoritaria” (1950) elaborò degli strumenti di rilevazione dei valori individuali, strumenti noti come “scale” polarizzate, delle quali la più famosa, ma collegata alle altre, è la Scala F, mirata a cogliere i tratti di “fascismo potenziale” presenti nelle persone. la-personalita-autoritariamussolini
Le altre scale identificavano la presenza di antisemitismo, etnocentrismo (razzismo) e conservatorismo politico-economico, ma in particolare le persone che riportavano un punteggio alto con le loro risposte agli items della Scala F risultavano anche caratterizzati da pensiero conformista, eccessivamente condizionati dalle convenzioni, deferenti verso le autorità (simboleggianti i genitori tipicamente rigidi e repressivi di questi individui), portatori di un pensiero dicotomico stereotipato che porta alla fiducia verso i forti e allo screditamento dei deboli, e animati da avversione verso il mondo emotivo e le persone sensibili ed immaginative, eccetera.

Friederich Nietzsche viene spesso additato ancora oggi, superficialmente, come responsabile della affermazione moderna dell’ideale dell’uomo forte quale guida, in virtù della sua teorizzazione del superuomo, ma in realtà si tratta di un fraintendimento e nei casi più gravi di una volgarizzazione della concezione del filosofo tedesco,

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Friederich Nietzsche (1844 – 1900)

perché egli stesso ebbe modo di confutare con grande vis polemica le idee dello storico Thomas Carlyle, il vero propugnatore di una visione della storia dominata dai grandi uomini. Nietzsche in sostanza bollò Carlyle come un sempliciotto animato da una aspirazione ad una “fede robusta” che in realtà era incapace di raggiungere, e rivendicò il carattere di “tipo ben riuscito al massimo grado” che lui aveva attribuito a Zarathustra come emblema del superuomo, “in contrapposizione all’uomo “moderno”, all’uomo “buono”, ai cristiani” e ad altri che secondo lui sarebbero loro i “nichilisti”, cioè coloro che rifiutano la forza vitale e si sottomettono alle concezioni razionalistiche e alle etiche ascetiche. Di certo si ripete spesso, in filosofia, che il messaggio di Nietzsche è stato frainteso, ma è altrettanto indubbia l’influenza del suo pensiero, seppur semplificato e forse strumentalizzato, sulla nascita e lo sviluppo dei regimi nazifascisti.

Ma anche un altro filosofo, Herbert Spencer, era intervenuto a dichiarare puerile e non scientifica l’idea che la Storia fosse esclusivo appannaggio delle grandi personalità; ecco la sua lucida analisi: “Si deve ammettere che la genesi del grande uomo dipende dalla lunga serie di complesse influenze che ha prodotto la razza in cui egli appare, e lo stato sociale in cui quella razza è lentamente cresciuta… Prima che egli possa rifare la sua società, la sua società deve fare lui” (“The study of Sociology”, 1896).

Buon ultimo, in tutti i sensi naturalmente, tra tutti i capolavori di fantascienza distopici citati, è destinato ad arrivare il frammentato, misterioso, rabberciato, disforico & distopico, grottesco & contorto nonché ridondante ma buffo, ironico ma acre, “Progetto NO”, l’opera per la quale sono più famoso, soprattutto nelle bettolacce e sotto i cavalcavia di Roma.

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Logo del Progetto NO

Questo romanzo sperimentale, (s)composto in brani di varia lunghezza, sarà un corposo volume dall’apparenza indigesta. Dico “sarà” perché è ancora inedito, ma non lo è per i motivi sin qui accennati, ma per un altro, perfino più grave: malgrado l’editore lo stia aspettando da un po’ di tempo (non dirò quanto) il lavoro non è ancora finito; non è il finale a mancare, ma qualche insert da collocare approssimativamente nel mezzo per dare equilibrio e spessore. L’editore già ha avuto modo di saggiarne qualche estratto ed ha esclamato che “Farà discutere!”, ed io penso che questo potrebbe essere un motivo per cui i politici dovranno essermi grati, nonostante l’aspetto satirico dell’opera: se riuscirò a far discutere di questa piuttosto che della disoccupazione, delle insufficienze del sistema sanitario e della criminalità e della corruzione, molti frequentatori del Parlamento si daranno alla pazza gioia travestendosi da tacchini urlanti o incatramandosi per divertimento la testa, felici che io abbia distratto l’opinione pubblica dalle questioni più spinose delle quali peraltro loro si ritengono più effetto che causa, ufficialmente.

E richiamando, a proposito di politica, il tema dei leader carismatici, è arrivato il momento di avvisare tutti che nel mio “Progetto NO” lo scienziato-mago-statista creatore del Sistema Neurale, fondatore del Progetto NO come istituzione mondiale, e sadico manipolatore di tutti gli esseri umani post-umani o sub-umani transitanti sul suolo terrestre è il mefistofelico dr. Molese, che si ispira in maniera abborracciata e cialtronesca proprio al nichilismo nietzschiano, rivisitato in chiave personalistica e supremamente pessimista.

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Il Dr. Molese da giovane, interpolato in una mungitrice bio-meccanica di olio di crotalo e bestemmie

Per riprendere l’affermazione citata di Spencer, è da valutare come un personaggio come il dr. Molese possa essere il prodotto di una società già implicitamente votata al disastro. La figura di questo sinistro ma carismatico leader in qualche modo può altresì ricordare quella di un illustre antecedente, il “Dottor Mabuse”, personaggio inafferrabile e genio del Male creato dal grande regista tedesco Fritz Lang, e protagonista di una serie espressionista tra il 1922 del primo film, in piena Repubblica di Weimar, il 1933 del secondo, durante l’ascesa del Nazismo, e il 1960 dell’ultima pellicola, girata nel periodo della Guerra Fredda.

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Dr. Mabuse, der spieler

Altri film, apocrifi se vogliamo dir così, perché diretti da altri registi, senz’altro minori, proseguirono la saga fino al 1972, prima che Claude Chabrol riprendesse liberamente il soggetto nel suo “Doctor M” del 1989.   L’aspetto grottesco del dr. Molese e i suoi contorni parodistici lo fanno invece ricondurre vagamente al “Doctor Who”, personaggio centrale dell’omonima serie televisiva, la più longeva di sempre – con la sua durata dal ’63 all’’89 e con una ripresa nel 2005 – con la differenza sostanziale, però, che quest’ultimo non è un dominatore del nostro pianeta ma un Signore del Tempo, membro di una razza aliena, che

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William Hartnell nelle vesti del primo Doctor Who (ph.: Mirrorpix)

può contare su dodici rigenerazioni più qualcuna supplementare, “passatagli” dalla moglie per riconoscenza (è davvero fantascienza!), e che di professione fa il viaggiatore del Tempo e dello Spazio, animato però da ottime intenzioni, diversamente dal perfido e michilista dr. Molese.

Come s’è detto in precedenza a proposito dei radicamenti inconsci della distopia, una capacità visionaria opportunamente nutrita può, al di là dell’intrattenimento, rendere normale anche l’aspetto più pesante della nostra realtà, abituandoci ad una logica di resistenza alle negatività e anzi facendoci cogliere l’“Estetica del brutto” (1853), come insegnava già Karl Rosenkrantz. Nel “Progetto NO” si coglie proprio questa volontà programmatica di restituire la persistenza virulenta della realtà (materiale e psicologica) rendendola ipetrofica, ridondante e iperbolica, si direbbe puntando ad uno sfiancamento del lettore attraverso un continuum di cattiveria ed acidume che però potrebbe infine fungere da vaccino. Il Progetto NO, infatti, nel romanzo è un’organizzazione pervasiva a livello mondiale che potenzia la cattiveria già normalmente presente negli esseri umani (al di là degli ottimismi buonisti) e la rilancia instillandola nelle menti di tutti, raggiungendo naturalmente per primi chi ha il desiderio di sentirsi potenziato da questa operazione. Il linguaggio usato è molto spesso piuttosto arzigogolato ed aspro proprio per riflettere il contenuto e rendere immersiva l’esperienza di questo mondo alternativo al nostro, una vera realtà parallela in cui a tratti si fa però riferimento alla nostra, guardata con sospetto ed istigata globalmente ad adeguarsi. Al tempo stesso, il sarcasmo presente come componente dello stile prende spesso la forma di assurdità non-sense e grottesche mirate a ricordare al lettore il messaggio di fondo: la cattiveria e la violenza sono stupide, ridicole, e chi vuole leggere le cronache del mondo dominato dal dr. Molese lo fa anche per ridere alle sue spalle. Il pubblico ai miei readings, se non conosce la materia, resta infatti come ipnotizzato, perché incerto circa la natura di ciò che ascolta: l’ascoltatore all’inizio non sa se si trova di fronte ad un delirio morboso a sfondo noir che incidentalmente lo accusa di essere lui stesso portatore più o meno sano di cattiveria, o se si tratta di una burla colossale sullo stampo – alla lontana – di quella del 30 Ottobre 1938 che rese definitivamente celebre Orson Welles quando sceneggiò per la radio “La guerra dei mondi” di H. G. Wells senza introdurre il lavoro, in diretta, come opera di finzione ma facendo credere invece, per effetto di questa furbesca e perfida omissione, che lo sbarco degli alieni nella pacifica cittadina di Grovers Mill nel New Jersey fosse un fatto reale.
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In maniera vagamente analoga, io punto a evidenziare la cattiveria comune presente in tutti noi in misure variabili, e a farci abituare non solo alla presenza di questo lato oscuro ma anche al suo sputtanamento come idiozia! “Ma fa sul serio?” si chiede insomma lo spettatore e ascoltatore medio dei miei readings, e la maniera migliore che ho per rispondere è quella di affidarmi ad alcuni personaggi minori (sulla cui “verità” satirica lascio ognuno libero di interrogarsi) e a chi, nel mondo distopico del NO, si pone questioni, si chiede con voce diversa dalle altre qual è la direzione che stiamo prendendo, con tono da cospiratore non ancora aggressivo ma sgomento, incredulo. Poi passano certi momenti e del Berlusconi di turno non si parla più, semplicemente pare che esca dall’attualità lasciandoci tutti pacificati. Ma chi ci restituisce tutti gli anni passati ad annaspare nella più virale conflittualità politica con tutto il corollario di onnipotenza, trovate, aggiramenti, smentite, alleanze, ultrafinanze, “scomuniche”, spettacolo, sbruffoneria e dongiovannismo?

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Berlusconi strappa il programma del PD

Non voglio farmi dire che non sono intellettualmente onesto, quindi provvedo subito a chiarire che sono io a confondere la realtà con la fiction del mio personaggio, il dr. Molese, e ad essermi costruito non delle “semplici” leggi, ma un intero pianeta ad personam, ma mi resta il dubbio che senza certi personaggi della vita politica italiana io avrei forse dato vita non a questo romanzo strano, ma magari ad un “Progetto SI’”.

il7 – Marco Settembre

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