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Abbiamo intervistato Chiara Pilat, autrice di The Amuvial Chronicles un lungo romanzo tra la fantascienza e il fantasy, un’opera monumentale in tre parti. Il primo capitolo, La donna degli spiriti, ci ha sorpreso per la generosità dell’invenzione e per la capacità di Chiara di lasciarsi trasportare dalla fabula. Una capacità non comune negli scrittori di oggi, tendenzialmente portati a essere auto referenziali e che avvicina questa scrittrice ai grandi narratori come Philip José Farmer e Frank Herbert. Noi di TQX la invitiamo a continuare su questa strada e ad approfondire la conoscenza di autrici capaci di dare una impronta femminile al genere SF, come ad esempio Doris Lessing e il suo ciclo Canopus in Argos.

chiarapilat

 

1 – da dove ti viene questa passione per la scrittura e per la scrittura di fantascienza in particolare?

– La passione per la scrittura è sempre stata presente in me, anche se in maniera latente per diversi anni. Da ragazzina tenevo un diario, poi ho cominciato a scrivere qualche racconto, ma solo un paio di anni fa sono riuscita a concretizzare questo mio desiderio dopo una vita a divorare un libro dopo l’altro. Ancora ricordo con emozione quando mio padre mi ha consegnato, come in un rito di passaggio, il grosso volume un po’ sgualcito del ciclo di Fabbricanti di Universi di Farmer, i suoi occhi grigi che brillavano mentre lo metteva nelle mie mani di adolescente. Da allora la fantascienza è stata uno dei miei generi prediletti, insieme al romanzo storico d’avventura, ed è stato quindi naturale per me dedicarmici.

2 – Quando hai iniziato a pensare a un romanzo, o meglio a un ciclo di romanzi come The Amuvial Chronicles?

– Ho sempre avuto l’intimo desiderio di scrivere ma, sebbene avessi iniziato molte opere, non ero mai riuscita a portarne a termine nessuna finché, nell’inverno del 2014, ho iniziato il ciclo di Amuvial ed ho completato la trilogia nel marzo dell’anno successivo.

3 – a quali autori ti sei ispirata?

– Non posso dire di essermi ispirata ad un autore in particolare, anche se le opere di Philip J. Farmer ed il ciclo dedicato a John Carter di Edgar Rice Burroughs hanno sicuramente lasciato un’impronta indelebile dentro di me.

4 – perché hai pensato a un romanzo in 3 parti?

– La divisione in tre parti della serie su Amuvial è stata dettata principalmente da una questione pratica: mi sono ritrovata con un’opera di più di 500 cartelle ed ho trovato opportuno dividerla a metà. Mentre l’ultimo romanzo si ambienta dodici anni dopo le vicende narrate nei primi due capitoli, ed è incentrato su altri personaggi.

5 – come hai trovato un editore?

4 – Purtroppo non ho trovato un editore e proprio per questo mi sono rivolta alla piattaforma di selfpublishing offerta da Amazon.

6 – c’è stato un lavoro di editing?

– Ovviamente l’editing c’è stato ed è stato interamente curato dalla sottoscritta, come anche ogni altro singolo aspetto che c’è dietro la pubblicazione di un romanzo. Solo la cover è stata gentilmente creata per me da una cara amica.

7 – Qual è per te la differenza tra fantasy e fantascienza?

– Penso che si possa parlare di fantascienza quando il tema trattato comprende altri mondi, razze extraterrestri, eventuali futuri distopici o tecnologie molto avanzate, mantenendo una certa plausibilità, mentre il fantasy è libero da qualsiasi vincolo dando libero sfogo all’immaginazione dello scrittore. Nel mio caso in particolare, l’opera è considerata di genere fantascientifico, dato che si svolge su un altro pianeta, ma ha alcuni aspetti rubati al fantasy paranormale nell’uso dei mantra e nel peculiare dono della mia protagonista.

8 – che cosa succede nel primo capitolo della saga?

– Il primo capitolo della trilogia è incentrato su Karen (una medium che utilizza questa sua capacità per aiutare a risolvere alcuni casi in giro per il mondo) che si ritrova, durante un volo in aereo, ad attraversare un varco spazio-temporale che la farà piombare su Amuvial. L’aereo verrà assalito da dei selvaggi che prenderanno i superstiti come loro schiavi. Karen cercherà di sopravvivere a quel mondo selvaggio ed ostile, utilizzando il suo dono, superando le avversità che le si porranno sul cammino, lottando ogni giorno nella speranza di tornare a casa e riabbracciare la sua famiglia.

9 – in che cosa Amuvial assomiglia al nostro mondo?

– Amuvial è davvero simile alla Terra ed è anch’essa popolata da esseri umani, anche se si trova in una sorta di arretratezza tecnologica che, se all’inizio dell’opera poteva ricordare un po’ l’America precolombiana, con tanto di sacrifici umani e piramidi a gradoni, da un certo punto della narrazione in poi avrà uno spiccato carattere medievale, con il continente frammentato in diversi regni governati da singoli sovrani in lotta tra loro.

10 – è per te puro svago la scrittura o un modo per interpretare il nostro mondo?

– La scrittura per me è puro svago. Quando scrivo mi trovo in un’altra dimensione, dimentico chi sono e che posto occupo in questa società e mi ritrovo immersa nella narrazione, vivendo in prima persona le vicende dei miei personaggi. Non cerco di interpretare il nostro mondo, ma solo di creare delle storie avvincenti come quelle che mi è sempre piaciuto leggere.

amuvial

 

 

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Chiara Pilat vive ad Albisola Superiore  (SV). È cresciuta divorando ogni genere di libri, ma ha sempre avuto una particolare predilezione per la fantascienza e per il romanzo storico. Appassionata di antiche civiltà ed esoterismo, attualmente collabora nella traduzione di testi di filosofia indiana con l’AVGV (Associazione Vaisnava Gaudiya Vedanta).

The Amuvial Chronicles: La donna degli spiriti.

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