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Bugiardo! è un racconto del 1941 di Isaac Asimov ed è uno dei racconti più famosi del nostro perché per la prima volta compaiono le famose leggi della robotica, anzi, compare per l’esattezza solo la prima. Le tre leggi sono forse l’invenzione più fortunata di I.A., oggi non conoscerle vuol dire avere poca dimestichezza con la cultura in generale, tanto sono state inserite in una infinità di altri scritti, fumetti, media e sono oggetto di dibattito.

La storia è nota: il robot Herbie è in grado di leggere i pensieri dei suoi interlocutori e quindi risponde alle domande che gli vengono poste cercando di soddisfare i desideri di chi gliele sta ponendo, insomma mente spudoratamente. Lo fa per non offendere, perché vincolato dalla prima legge della robotica che recita:

Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

Leggendo nella mente che cosa realmente desidera un umano, prima di rispondere alla domanda, preferisce rispondere all’intima ambizione/desiderio di chi gliel’ha posta. Nasce così un all’allegra messa in scena di tre scienziati di alto livello che vengono abbindolati da un robot fino alla tragica conclusione dove, posto davanti a tutti, e davanti al conflitto di non poter rispondere senza offendere almeno uno dei presenti, si disattiva per sempre.

Pur nella sua semplicità, il racconto è interessante per molti aspetti. Gli scienziati appaiono come navigati professionisti, parlano con una durezza da noir anni 40, e si scoprono fragilissimi sul piano emotivo, pronti a credere a ciò che desiderano senza minimamente valutare la plausibilità di ciò che gli viene detto.

Herbie, il robot, è primitivo sul piano fisico, una vera scatola di latta in forma umanoide, mani di metallo, telecamere al posto degli occhi, ma è estremamente evoluto sul piano psicologico, ha preferenze, modi di dire, idiosincrasie e una forte personalità.

Herbie finge sempre, anche prima di parlare. Si fa trovare a leggere romanzi rosa dall’emotiva Susan Calvin, robopsicologa, innamorata non corrisposta di un collega. Dice al matematico che non si intende di matematica per non offenderlo, prima ancora che gli venga posta qualsiasi domanda. A una prima lettura può capitare di concentrarsi solo sul dialogo (è un racconto teatrale) e non accorgersi che il robot è già preparato a mentire.

Involontariamente o meno, Asimov illustra il conflitto che ingenera la schizofrenia, lo schema A è falso, non A è falso. Il risultato è il crollo catatonico del cervello positronico di Herbie, il quale: “Non è morto, è semplicemente impazzito. L’ho messo di fronte a un dilemma insolubile, e ha ceduto.” secondo le parole della robopsicologa.

Qui è nella sua prima versione italiana, quella che si trova in IO, ROBOT – 1963 – della Bompiani.

E’ possibile scaricare il racconto in pdf qui: bugiardopdf

 

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