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Storia filosofica dei secoli futuri è un breve romanzo filosofico e fantapolitico del 1860 scritto da Ippolito Nievo. È considerato uno dei principali romanzi italiani ottocenteschi anticipatori della fantascienza. Tratteggia la storia futura dell’Italia dall’anno 1860 al 2222. L’opera, tra utopia e distopia, tocca temi politici, sociali e culturali e anticipa numerosi fatti storici futuri, tra i quali l’unificazione italiana, il traforo del canale di Suez, la colonizzazione dell’Egitto, la fine del potere temporale dei papi, la guerra franco-tedesca del 1870, la laicizzazione della cultura, la nascita dell’Unione europea, l’invenzione di robot o esseri artificiali (chiamati “omuncoli”, “uomini di seconda mano” o esseri ausiliari), la diffusione dei narcotici, l’alienazione e l’anomia della società contemporanea. Vi fa inoltre comparsa per la prima volta una misteriosa sostanza che prende il nome di plutonio.

Lo trovate qui: Storia filosofica dei secoli futuri

[…] Presi mezz’oncia di fosforo e una dramma di plutonio, i due elementi di cui si compone l’intima semenza umana; li mescolai ben bene e tolsi dalla dose quella particella infinitesima che forma probabilmente lo strumento passivo dell’intelligenza. Diluito in seguito quest’atomo arcano in una bottiglietta di buon inchiostro nero inalterabile, e versato l’inchiostro sopra una carta convenientemente satura per mezzo del magnetismo animale di volontà e di pensiero, ne ricavai due grandi pagine d’un nero lucente e perfettissimo. Qui cominciava la parte meccanica e delicata del grande esperimento. Assoggettai quella carta alla temperatura media condensata e avvicendata di trecentosessantatré inverni e di trecentosessantatré estati. Il miracolo si operò appuntino; la fioritura pensante di tre secoli avvenire fu ottenuta con tal precisione, che sfido un critico tedesco a trovarci di che ridire. Come su un negativo fotografico alle levature di nitrato d’argento, comparvero dapprima su quella carta apparentemente carbonata alcuni segni bianchi: poi si profilarono alcune lettere, massime le iniziali; indi si disegnarono le intiere parole; da ultimo vi si stese elegantemente calligrafata la storia che ora trascrivo. Quel postero cervello a cui con questo processo magico ho rubato le idee mi perdoni il latrocinio : i pensieri furono rare volte cagione di felicità e con questa soperchieria io potrei avergli fatto un ottimo servizio.

ippolito nievo

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